<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Scienze Archivi - The nice place magazine</title>
	<atom:link href="https://www.marcofanciulli.it/category/scienze/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.marcofanciulli.it/category/scienze/</link>
	<description>Deliri vari su materie improbabili</description>
	<lastBuildDate>Tue, 28 Apr 2020 20:55:34 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.6.10</generator>

<image>
	<url>https://www.marcofanciulli.it/wp-content/uploads/2016/11/cropped-logo-32x32.png</url>
	<title>Scienze Archivi - The nice place magazine</title>
	<link>https://www.marcofanciulli.it/category/scienze/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Un piccolo file per l&#8217;Umanità ma un grande lavoro per quest&#8217;uomo</title>
		<link>https://www.marcofanciulli.it/2019/09/14/un-piccolo-file-lumanita-un-grande-lavoro-questuomo/</link>
					<comments>https://www.marcofanciulli.it/2019/09/14/un-piccolo-file-lumanita-un-grande-lavoro-questuomo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[marcofan]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Sep 2019 21:33:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Retrocomputing]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[AGC]]></category>
		<category><![CDATA[Apollo]]></category>
		<category><![CDATA[Apollo Guidance Computer]]></category>
		<category><![CDATA[Astronautica]]></category>
		<category><![CDATA[Astronautics]]></category>
		<category><![CDATA[Command Module]]></category>
		<category><![CDATA[LEM]]></category>
		<category><![CDATA[Luna]]></category>
		<category><![CDATA[Moon]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.marcofanciulli.it/?p=553</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel link riportato in fondo a questo post, trovate i file in formato DWG/DXF non scalati, utili per la replica (taglio e grafie) dei pannelli degli strumenti del modulo LEM a specifica LM-5. Nel corso dello sviluppo prima e delle missioni poi, &#160;diverse incarnazioni del LEM hanno avuto pannelli e dimensioni leggermente differenti. Lo scopo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marcofanciulli.it/2019/09/14/un-piccolo-file-lumanita-un-grande-lavoro-questuomo/">Un piccolo file per l&#8217;Umanità ma un grande lavoro per quest&#8217;uomo</a> proviene da <a href="https://www.marcofanciulli.it">The nice place magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel link riportato in fondo a questo post, trovate i file in formato DWG/DXF non scalati, utili per la replica (taglio e grafie) dei pannelli degli strumenti del modulo LEM a specifica LM-5.</p>
<p>Nel corso dello sviluppo prima e delle missioni poi, &nbsp;diverse incarnazioni del LEM hanno avuto pannelli e dimensioni leggermente differenti. Lo scopo dei file allegati non è quello di riprodurre con precisione millimetrica le dimensioni di una specifica variante&nbsp;(anche se dovrebbero essere precisi entro +/-5 mm).</p>
<p>Nella realizzazione sono partito dagli schemi riportati nel manuale di introduzione al Modulo Lunare in versione 5, pubblicato dalla NASA nel 1968. Ho poi apportato modifiche derivanti dall&#8217;osservazione del materiale fotografico delle missioni Apollo 11 e Apollo 12, utilizzate soprattutto per derivare un fattore di scala a partire dall&#8217;unico componente di bordo di cui ho le misure esatte e che è ben visibile in quasi tutte le inquadrature: il DSKY, l&#8217;interfaccia uomo-macchina dell&#8217;AGC, il computer di bordo. Trattandosi di misurazioni fatte in fotogrammetria, la precisione che ho raggiunto mi soddisfa.</p>
<p>Altre differenze rispetto agli originali risiedono nelle distanze tra i fori degli interruttori e quelli dei vari strumenti. Non potendo avere a disposizione la componentistica dell&#8217;epoca, tutto ciò che sta dietro ai singoli pannelli è composto da elettronica moderna e, nel caso degli strumenti, da riproduzioni frontalmente fedeli ma posteriormente del tutto inventate per poter realizzare strumenti attivi ma dal costo sostenibile. Pertanto, in ragione delle dimensioni della componentistica che ho selezionato, ho dovuto adattare le distanze tra i fori guida così da poter ospitare in sicurezza tutta l&#8217;elettronica nascosta (ad esempio le schede di controllo per la retroilluminazione).</p>
<p>Ciascun file riporta nel nome la scala, espressa in mm, dei due lati più lunghi del pannello che contiene, al fine di consentire a chi voglia farne uso, di poterli scalare alla dimensione di taglio corretta. Non sono uno specialista di Autocad e ho usato un diverso strumento di progettazione, convertendo poi in formato DXF/DWG. Non posso quindi garantire che non dobbiate intervenire ulteriormente per avere dei file realmente usabili.</p>
<p>I testi non sono stati vettorializzati così da permettervi la modifica nel caso in cui voleste sostituirli per qualche ragione (o adattare un altro font). Le linee di taglio hanno caratteristiche di colore e spessore diverso dalle altre, così da permettere una agevole scomposizione per piattaforme CNC (taglio del pannello, fori strumenti e interruttori, fori viti di fissaggio) e per il successivo passaggio all&#8217;incisione laser (testi, grafiche).</p>
<p>Per semplificare il lavoro di riproduzione, <strong>i pannelli sono stati progettati per essere stampati interi e non frazionati come gli originali</strong>. Le linee di frazione saranno realizzate artificiosamente con listelli di alluminio di 0,7mm di spessore i cui file di taglio saranno pubblicati in seguito.</p>

<p><strong>CAVEAT</strong></p>
<p>Questi file sono soggetti a imprecisioni e alcune decisioni arbitrarie derivanti dal fatto che la logica che sottende alcuni interruttori e strumenti potrebbe essere assente, avendo deciso di non simularli, o essere presente perché parte integrante della simulazione.</p>
<p>Come ultima nota, questi file si riferiscono ai soli pannelli concepiti come &#8220;piatti&#8221;. Non vi sono strutture di sostegno né le sagomature che possono vedersi nelle foto originali e che, ovviamente, non sono possibili con il materiale acrilico. Per semplicità e contenimento dei costi, queste strutture saranno realizzate in vetroresina sulla base di un disegno che è ancora in fase di sviluppo, e i pannelli vi si inseriranno precisamente. Il coating coprirà poi le linee di giunzione. Di volta in volta, nel corso dei prossimi mesi pubblicherò i file di progetto della struttura di sostegno dei pannelli e delle PCB di controllo e, a più lungo termine, quelli generali della struttura del LEM all&#8217;interno della quale saranno ospitate tutte le componenti.</p>
<p>Non si tratterà di disegni iper-dettagliati ma sufficienti, a chi ne abbia voglia, per costruire una porzione del LEM in casa&#8230; anche solo per riproduzione statica e non elettricamente attiva.</p>
<p>Per chi volesse contribuire attivamente al progetto mettendo a disposizione competenze di elettronica, mi trovate in uno dei seguenti gruppi Facebook: <strong>Vintage Computer Club Italia</strong>, &nbsp;in quello delle Associazioni &#8220;<strong>Associazione Culturale Vicoretrò</strong>&#8221; e &#8220;<strong>Associazione Firenze Vintage Bit ONLUS</strong>&#8220;, di cui mi onoro di far parte.</p>

<p><a href="http://www.marcofanciulli.it/wp-content/uploads/2019/09/Pannelli-LEM5-ProgettoReplica-MF2019.zip"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-558 size-full" src="http://www.marcofanciulli.it/wp-content/uploads/2019/09/Download_Icon.png" alt="" width="256" height="256" srcset="https://www.marcofanciulli.it/wp-content/uploads/2019/09/Download_Icon.png 256w, https://www.marcofanciulli.it/wp-content/uploads/2019/09/Download_Icon-150x150.png 150w, https://www.marcofanciulli.it/wp-content/uploads/2019/09/Download_Icon-125x125.png 125w" sizes="(max-width: 256px) 100vw, 256px" /></a></p>
<div id="cb-review-container"  class="cb-review-box cb-readers clearfix"><div id="cb-review-title" itemprop="itemReviewed" class="entry-title">Un piccolo file per l'Umanità ma un grande lavoro per quest'uomo</div><div class="cb-score-box cb-stars cb-readers-only clearfix" itemprop="aggregateRating" itemscope itemtype="http://schema.org/AggregateRating"><meta itemprop="worstRating" content="0"><meta itemprop="bestRating" content="5"><meta itemprop="reviewCount" content="2"><span class="score" itemprop="ratingValue">3.8</span><span class="score-title">Punteggio totale</span><span class="cb-overlay-stars"><i class="fa fa-star"></i><i class="fa fa-star"></i><i class="fa fa-star"></i><i class="fa fa-star"></i><i class="fa fa-star"></i><span class="cb-opacity cb-zero-stars-trigger" style="width:25%"></span></span></div><div class="cb-bar cb-user-rating cb-stars"><div id="cb-vote" class="bg stars" data-cb-tip="You have already rated"  data-cb-nonce="324409e248"><span class="cb-criteria" data-cb-text="Leave rating">Voti lettori: (<span>2</span> Voti)</span><span class="cb-overlay-stars cb-stars"><i class="fa fa-star"></i><i class="fa fa-star"></i><i class="fa fa-star"></i><i class="fa fa-star"></i><i class="fa fa-star"></i><span class="cb-opacity" style="width:25%"></span></span></div></div></div><!-- /cb-review-box --><p>L'articolo <a href="https://www.marcofanciulli.it/2019/09/14/un-piccolo-file-lumanita-un-grande-lavoro-questuomo/">Un piccolo file per l&#8217;Umanità ma un grande lavoro per quest&#8217;uomo</a> proviene da <a href="https://www.marcofanciulli.it">The nice place magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.marcofanciulli.it/2019/09/14/un-piccolo-file-lumanita-un-grande-lavoro-questuomo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Svegliamoci e cammineremo su Marte</title>
		<link>https://www.marcofanciulli.it/2018/02/12/svegliamoci-cammineremo-marte/</link>
					<comments>https://www.marcofanciulli.it/2018/02/12/svegliamoci-cammineremo-marte/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[marcofan]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2018 15:35:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.marcofanciulli.it/?p=522</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel corso dei decenni abbiamo letto le cronache e in molti casi avuto la fortuna di assistere a imprese aerospaziali incredibili. In piena Guerra Fredda il lancio dei primi satelliti artificiali con il loro carico di entusiasmo umano per l’avventura nell’ignoto e la paura per le conseguenze militari ha fatto sì che la gente desiderasse [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marcofanciulli.it/2018/02/12/svegliamoci-cammineremo-marte/">Svegliamoci e cammineremo su Marte</a> proviene da <a href="https://www.marcofanciulli.it">The nice place magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso dei decenni abbiamo letto le cronache e in molti casi avuto la fortuna di assistere a imprese aerospaziali incredibili. In piena Guerra Fredda il lancio dei primi satelliti artificiali con il loro carico di entusiasmo umano per l’avventura nell’ignoto e la paura per le conseguenze militari ha fatto sì che la gente desiderasse che la propria nazione avesse la capacità di fare altrettanto. È bastato questo a spingere la corsa allo spazio. Poi sono arrivati i primi satelliti diretti verso la Luna, lo sbarco di un essere umano sul nostro satellite naturale, le missioni interplanetarie e la messe affascinante di immagini provenienti da altri mondi (come dimenticare le fotografie scattate dalle sonde Viking su Marte), la delusione per l’inconcludenza della ricerca di vita sul suolo del pianeta di ruggine e la sensazione di essere soli, la maestosità della visione della Grande Macchia Rossa dall’orbita di Giove, il passaggio attraverso gli anelli di Saturno è l’inquietante “rumore” elettromagnetico che le loro rade particelle hanno lasciato nei registratori di volo delle sonde Voyager, il superamento dei confini del sistema solare a opera delle missioni Pioneer 10 e 11, la prima volta della doppia fionda orbitale per far avvicinare un satellite a una cometa, fino allo sbarco su una di esse! Che cosa dire della sonda Huygens che è scesa su Titano dopo un volo di milioni di km realizzato grazie alla matematica e all’ingegno umano? Durante questa galoppata fantastica, iniziata come corsa militare, le missioni sono diventate internazionali e la logica dei blocchi contrapposti ha lasciato spazio a collaborazioni inimmaginabili negli anni ’50. A partire dalla missione congiunta Apollo-Soyuz il mondo in orbita è cambiato in modi che purtroppo non si sono riflessi altrettanto bene su ciò che è rimasto a terra.</p>
<p>Ciascuna di quelle imprese ha spesso interessato anche chi non ha un’attenzione costante nell’astronautica; di fatto e progressivamente ogni impresa successiva alla missione Apollo 11 ha generato un entusiasmo transitorio, se non del tutto marginale. Quel tipo di attenzione temporanea che si prova per qualcosa che si è letta sul giornale al mattino, magari in bagno, tra le spigolature delle notizie di secondo piano. Già la missione Apollo 13, non avesse catturato l’attenzione del mondo per l’incidente arcinoto, sarebbe stata destinata a un modesto contributo all’interno dei TG dell’epoca ma non certo alle dirette e alle maratone televisive delle due missioni precedenti (con buona pace dei Mentana dell’epoca). Passione per le possibilità dell’intelligenza umana trasformata rapidamente in routine.</p>
<p>Eppure <strong>qualcosa ieri è cambiato</strong>.</p>
<p>Ieri la SpaceX di Elon Musk ha compiuto con successo un altro lancio del suo vettore Falcon. Non un lancio qualsiasi bensì un lancio speciale nell’economia dell’astronautica planetaria: a decollare è stato il missile più potente attualmente in esercizio a livello mondiale, l’unico in grado di spedire in orbita l’equivalente di un Boeing 737 pieno zeppo di passeggeri e relativi bagagli; ancor più importante, l’unico in grado di inviare fuori dall’orbita terrestre un carico di massa equiparabile all’accoppiata Modulo di Comando e LEM di memoria ormai lontana. Insomma, un missile che può mettere persone in una scatola iper tecnologica e farla arrivare su un nuovo mondo. Un risultato notevole ma che di per sé non giustifica l’entusiasmo da stadio cui stiamo assistendo. Lo abbiamo già fatto (con buona pace dei lunacomplottisti).</p>
<p>Eppure è stato un lancio speciale perché abbiamo visto questo missile-monstre composto da tre razzi, arrampicarsi verso il cielo spremendoli fino all’ultima stilla di carburante per poi lasciarli liberi di tornare a terra. Non precipitando e bruciando, no! Riaccendendoli e facendoli posare maestosamente a terra esattamente nei punti prestabiliti. L’immagine di due di questi razzi che atterrano all’unisono uno vicino all’altro è degna delle migliori sequenze cinematografiche di fantascienza. Eppure lo abbiamo già visto: tutti i razzi Falcon sono tornati a terra nello stesso modo (a volte non proprio nel modo atteso) e dopo la prima volta, l’operazione è diventata routine: ci si aspetta che funzioni.</p>

<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-523" src="http://www.marcofanciulli.it/wp-content/uploads/2018/02/06ddburQykeOFpa_K.jpg" alt="" width="2000" height="1333" srcset="https://www.marcofanciulli.it/wp-content/uploads/2018/02/06ddburQykeOFpa_K.jpg 2000w, https://www.marcofanciulli.it/wp-content/uploads/2018/02/06ddburQykeOFpa_K-300x200.jpg 300w, https://www.marcofanciulli.it/wp-content/uploads/2018/02/06ddburQykeOFpa_K-768x512.jpg 768w, https://www.marcofanciulli.it/wp-content/uploads/2018/02/06ddburQykeOFpa_K-1024x682.jpg 1024w, https://www.marcofanciulli.it/wp-content/uploads/2018/02/06ddburQykeOFpa_K-360x240.jpg 360w, https://www.marcofanciulli.it/wp-content/uploads/2018/02/06ddburQykeOFpa_K-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /></p>

<p>Eppure è stato un lancio speciale perché portava un carico destinato a essere inviato in orbita marziana “larga” (diciamo un’orbita “con” Marte più che attorno a Marte nel modo cui decenni di missioni spaziali ci hanno abituati). Nulla di realmente nuovo: siamo tornati in orbita marziana stretta poco più di due anni fa per dare inizio a una serie di missioni di verifica delle tecnologie necessarie a progettare una missione umana e non si sono generati questi entusiasmi. Anzi, noi italiani siamo ancora piuttosto delusi e infuriati per le ragioni dello schianto in mondovisione della sonda Schiaparelli.</p>
<p>Sono tanti “bello… però..”, vero?</p>
<p>Allora <strong>perché il lancio del Falcon Heavy è così affascinante e entusiasmante?</strong> Perché le altre missioni recenti, nell’apatia di un genere umano che non si stupisce più di nulla, si portano dietro una fascinazione da minus habens (o da “ubi maior…” se lo trovate meno offensiv. In tempi in cui la competenza è vista come una disgrazia io penso che la seconda forma sia poco verosimile). Ne leggiamo sulla stampa, ne vediamo le immagini in TV e proviamo un’immediato nonché temporaneo orgoglio perché ci piace godere della prova d’ingegno e capacità degli ingegneri e degli scienziati che le hanno concepite come se parlassimo di un’intelligenza collettiva, come se ci riferissimo a un’intelligenza di specie e quindi anche nostra. Confondiamo la competenza con l’intelligenza, la dedizione con l’ottusità e nel valore delle prime riflettiamo la negatività delle seconde. Per questa ragione l’entusiasmo dura poco, giusto il tempo di dare una leccata al nostro ego di Homo Sapiens per poi svanire nell’oblio sovrastata da emozioni più forti e ormonali; lasciamo che escano dal nostro orizzonte perché le finalità specialistiche delle missioni ci sono aliene, spesso incomprensibili per natura e altrettanto spesso non chiare per obiettivi di lungo termine, presi come siamo dal vivere nell’hic et nunc senza porci troppe domande e senza darci scopi generazionali. Un’entusiasmo sincero e un interesse pieno presuppongono la capacità di vedere le finalità di lungo periodo per scorgere le quali è più importante concentrarsi sul valore del percorso che conoscere il finale della storia già alla seconda puntata. Estranei al concetto di sacrificio per il vantaggio postumo di chi ci segue nel ciclo della vita, accendiamo e spegniamo l’attenzione e l’interesse come una lampadina che consuma troppo.</p>
<p>Al contrario, il lancio del Falcon Heavy ci fa immedesimare in modo diretto nella vicenda perché si porta dietro una prospettiva chiara, semplice, condivisibile e quindi condivisa: il sogno di andare su Marte. È il sogno di Elon Musk e la ragione per la quale ha fondato SpaceX. È anche il mio sogno e con me probabilmente il sogno di metà degli abitanti del pianeta. Nel mio caso è rimasto un sogno; forse l’ho percepito come un qualcosa non alla mia portata, forse non ho le caratteristiche giuste per cogliere la poesia di un sogno e trasformarla nella complicata e lunga strada, spesso costellata di delusioni, che porta alla realtà. Fatto sta che il sogno ha permeato tutta la mia vita ma al più è percolato nel quotidiano in modo collaterale, contaminando il mio lavoro. Durante più di venti anni di ricerca nel campo delle realtà virtuale e aumentata, ogni singolo prototipo che ho realizzato per mettere alla prova ciò che avevo teorizzato a preso in prestito questo sogno e permesso di “vivere” virtualmente su Marte, orbitarci attorno, avere l’illusione di essere lì. Ho continuato a sognare limitandomi a rendere il sogno più vivido. Elon Musk, al contrario, ha investito tutta la sua vita da adulto per rendere il sogno una realtà oggettiva. Non si è limitato a tenere gli occhi chiusi e sognare ma li ha aperti e ha realizzato tutto ciò che è necessario per materializzare questa visione onirica. È dormendo che si sogna ma è solo svegliandosi che si crea. Il suo entusiasmo è contagioso; partire da zero e costruire la tecnologia necessaria rende l’impresa non solo verosimile ma vera. Non fermarsi di fronte ai fallimenti e andare oltre ai ritardi senza demoralizzarsi ma facendo sempre il massimo possibile per realizzare ciò che ci si è prefissi lo rende credibile; soprattutto, convince tutti noi che ciò che ancora non si può fare lo si potrà certamente realizzare perché, avendolo messo nel mirino della nostra attenzione, non è più solo un problema astratto bensì un problema che stiamo affrontando. E nulla può fermarci quando dobbiamo rimuovere un ostacolo che si frappone tra noi e i nostri scopi. È consolatorio e incentivante al tempo stesso. E accomuna Elon Musk a tutti i grandi achiever della storia, vale a dire alle persone di successo sostanziale e non solo materiale.</p>
<p>Il fatto che a percorrere la lunga rotta verso l’orbita marziana non sia un complicato satellite dagli utilissimi e complicatissimi strumenti scientifici bensì una Tesla cabrio (non una Tesla qualsiasi ma quella di Elon Musk stesso!) guidata da Starman, un fantoccio di astronauta vacanziero col braccio fuori dal finestrino in una postura spavalda, mentre l’autoradio suona Space Oddity del Duca Bianco e una nutrita schiera di telecamere trasmettono in diretta le immagini della Terra che si riflette sul cofano e dello schermo del navigatore di bordo che dice “Don’t panic”, ci dice che quello non è solo il sogno di un miliardario che vive a altezze inarrivabili: è il sogno di ognuno di noi, è il sogno di un ragazzo che è intriso della nostra cultura popolare, degli stessi riferimenti culturali non accademici, dello stesso senso del surreale. Uno che potresti incontrare la mattina al bar a pucciare il cornetto nel cappuccino e a lamentarsi dell’Inter e con il quale guardare Zoolander la sera sul divano di casa. È il genio nella sua dimensione umana.<br />
Con il lancio del Falcon Heavy di ieri non abbiamo assistito a Elon Musk che spediva un proiettile a quattro ruote verso Marte ma abbiamo partecipato noi stessi all’impresa di realizzare il sogno in quanto persone normali che hanno aperto gli occhi e hanno trovato una didascalia comprensibile. Ieri, in quanto Genere Umano, abbiamo iniziato a camminare per andare su Marte, un giorno. Un giorno che grazie alla determinazione di Elon sono sicuro che camperò abbastanza per vedere.</p>
<p>https://www.youtube.com/watch?v=y3niFzo5VLI</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marcofanciulli.it/2018/02/12/svegliamoci-cammineremo-marte/">Svegliamoci e cammineremo su Marte</a> proviene da <a href="https://www.marcofanciulli.it">The nice place magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.marcofanciulli.it/2018/02/12/svegliamoci-cammineremo-marte/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Onde gravitazionali pane e burro</title>
		<link>https://www.marcofanciulli.it/2016/11/30/onde-gravitazionali-pane-e-burro/</link>
					<comments>https://www.marcofanciulli.it/2016/11/30/onde-gravitazionali-pane-e-burro/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[marcofan]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov 2016 16:40:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[einstein]]></category>
		<category><![CDATA[fisica quantistica]]></category>
		<category><![CDATA[onde gravitazionali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.marcofanciulli.it/?p=203</guid>

					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni abbiamo letto di onde gravitazionali spiegate in modo semplice, completo, a fumetti o con video, con dovizia di particolari matematici o con esempi fatti con arance, mele e banane. Io ieri sera ho speso fiumi di parole, mentre guidavo sotto la pioggia, nel tentativo di essere chiaro e in qualche modo utile [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.marcofanciulli.it/2016/11/30/onde-gravitazionali-pane-e-burro/">Onde gravitazionali pane e burro</a> proviene da <a href="https://www.marcofanciulli.it">The nice place magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="prose">
<h2>Negli ultimi giorni abbiamo letto di onde gravitazionali spiegate in modo semplice, completo, a fumetti o con video, con dovizia di particolari matematici o con esempi fatti con arance, mele e banane.</h2>
<p>Io ieri sera ho speso fiumi di parole, mentre guidavo sotto la pioggia, nel tentativo di essere chiaro e in qualche modo utile a alcuni amici&#8230; Le riporto qui, un po&#8217; limate ma ancora piene di imprecisioni, così per pura vanagloria.</p>
<p>Che partano gli attacchi giustificati (ammesso e non concesso che qualcuno arrivi fino in fondo al post).</p>
<p><strong>CHE COS&#8217;È LA GRAVITÀ?<br />
</strong>Per la fisica classica, quella di Newton per intenderci, la gravità è una forza la cui origine non è spiegata ma che opera tra corpi dotati di massa generando un&#8217;attrazione reciproca proporzionale alla massa di ciascuno: più sei massiccio più attrai a te l&#8217;altro corpo. Una manifestazione sensibile di questa forza è il peso: pesiamo perché siamo attirati verso il centro della Terra.</p>
<p>Le cose si sono fatte un po&#8217; più complesse nel tempo ma non necessariamente complicate.</p>
<p>La prendiamo alla lontana. Che cosa è la velocità? È il rapporto tra lo spazio e il tempo: lo spazio percorso in un dato periodo di tempo. Se percorriamo 1 km in un minuto, in 60 minuti avremo percorso 60Km (alla velocità di 60Km/h). La relazione tra velocità, spazio e tempo vale comunque la si combini e infatti possiamo anche dire che lo spazio che misuriamo è una relazione tra velocità e tempo: se percorro una strada a 60Km/h dopo 1 minuto avrò percorso 1 Km.</p>
<p>Ok, alziamo il tiro. La velocità non è una grandezza assoluta ma è relativa a un sistema di riferimento. Facciamo un esempio pratico anche se impreciso. Se passiamo a 50km/h accanto a un albero, dalla prospettiva dell&#8217;albero noi gli sfrecceremo davanti a 50Km/h mentre dall&#8217;interno del veicolo saremo noi a vedere lui scorrere a 50Km/h allontanandosi da noi. Per semplicità possiamo dire che il nostro sistema di riferimento si muove rispetto al suo che è in stasi (non è così ma passatemela).</p>
<p>Se invece procediamo a 50Km/h superando una vettura che si muove a 35 Km/h nella nostra direzione, passeremo davanti all&#8217;albero rispettivamente a 50Km/h e a 35Km/h ma noi vedremo sfilare via indietro l&#8217;altra macchina a 15Km/h e lei ci vedrà passarle avanti a 15Km/h (la differenza tra le nostre velocità).</p>
<p>Ultimo esempio, se le due vetture procedono in senso opposto, le velocità dei due sistemi di riferimento in moto si sommano: ognuno di noi vedrà passare l&#8217;altra vettura a 85Km/h (50Km/h + 35 Km/h).</p>
<p>Continuiamo ad alzare il tiro. La velocità massima possibile nell&#8217;universo è quella della luce (indichiamola con la lettera &#8216;c&#8217;), corrispondente a circa 300.000 km/s. Nulla può andare più velocemente e qui le cose si fanno un po&#8217; contro-intuitive. Se fossimo all&#8217;interno di una macchina che si muove alla velocità della luce e incrociassimo una vettura che viene in senso opposto anch&#8217;essa alla velocità della luce, a quale velocità vedremmo sfrecciare l&#8217;altra vettura? Stando a quanto abbiamo detto poco sopra, dovremmo vederla passare al doppio della velocità della luce (c+c, la somma delle due velocità)<strong> ma ciò non è possibile perché la velocità della luce è una costante.</strong></p>
<p>Qui entra in scena il genio che stravolge la prospettiva.</p>
<p>Fino ai primi anni del &#8216;900, lo spazio era considerato come un dato di fatto immutabile: tre dimensioni definite e precise, come il volume racchiuso dalle pareti di una stanza. Qualsiasi fosse l&#8217;unità di misura scelta, lo spazio poteva essere diviso nei suoi sottomultipli e gli oggetti potevano essere individuati con un sistema di coordinate invariante; qualsiasi movimento poteva essere descritto con equazioni applicabili a questo sistema di coordinate.</p>
<p>Le leggi di Newton riuscivano a descrivere qualsiasi fenomeno fossimo in grado di osservare con una precisione adeguata a quello che gli strumenti dell&#8217;epoca ci permettevano di verificare. Questo sistema però non riusciva più a spiegare il paradosso delle due vetture che si muovono a velocità luminale.</p>
<p>Il genio è <strong>Albert Einstein</strong>, il quale intuì che se non può cambiare la velocità della luce ed essendo la velocità il rapporto tra lo spazio percorso e il tempo che si impiega a percorrerlo, allora a cambiare doveva essere una delle altre due componenti!</p>
<p>Se lo spazio si comprimesse per effetto della velocità, allora la luce per percorrere un determinato intervallo spaziale impiegherebbe meno tempo visto da un osservatore esterno ma lo stesso tempo da suo punto di vista: per gli occupanti della vettura superveloce, lo spazio si accorcerebbe e il tempo si allungherebbe ma solo se visto dall&#8217;esterno del proprio sistema di riferimento. Nessuno degli occupanti della vettura si renderebbe conto di questo rallentamento e contrazione. Ciascuna vettura vedrebbe l&#8217;altra sfrecciare accanto alla velocità della luce. A mano amano che i due fasci si avvicinano, fino a condividere un sistema di riferimento reciproco, la loro velocità relativistica rimarrà compatibile con le leggi della fisica perché lo spazio e il tempo si deformeranno per far sì che ognuno mantenga una velocità possibile nel nostro universo conosciuto.</p>
<h2>Insomma, lo spazio-tempo si incurva e modifica la propria geometria per mantenere l&#8217;ordine generale.</h2>
<p>Uno dei più famosi paradossi derivanti dalla teoria einsteniana è quello dei gemelli.</p>
<p>Uno di due gemelli parte per un viaggio spaziale alla volta della stella Alfa Centauri (distante 4 anni luce) su un&#8217;astronave in grado di viaggiare all&#8217;ottanta percento della velocità della luce (0,8c); l&#8217;altro fratello invece rimane sulla Terra.</p>
<p>Dovendo percorrere 4 anni luce di distanza e muovendosì all&#8217;80% della velocità della luce, il nostro astronauta impiegherà cinque anni ad andare e cinque anni a tornare. Se partisse nel 2016, farebbe il suo trionfale ritorno sulla Terra nel 2026 del tempo terrestre.</p>
<p>Vi tralascio il calcolo ma alla velocità di 0,8c il tempo sull&#8217;astronave scorrerebbe al 60% della velocità di quello terrestre quindi per l&#8217;astronauta saranno passati solo 6 anni anziché 10 e il suo calendario segnerebbe l&#8217;anno 2022; è proprio vero che viaggiare mantiene giovani! Certo, un modo costoso di rimanere giovani.</p>
<p>Einstein ci dice che qualsiasi corpo dotato di massa (e per equivalenza, energia), incurva lo spazio e il tempo intorno a sé e ci regala, con le sue equazioni, un modo per calcolare le coordinate in questo sistema di riferimento mutevole.</p>
<p><strong>CHIEDETEMELO DI NUOVO: CHE COS&#8217;È LA GRAVITÀ? </strong><br />
Facciamo un altro salto di livello adesso che abbiamo tutti gli elementi.</p>
<p>Sappiamo che l&#8217;universo che ci circonda è un sistema di spazio e tempo che si deformano in prossimità di masse. È difficile immaginare uno spazio a quattro dimensioni ma semplifichiamoci la vita e consideriamo l&#8217;universo come la superficie di un materasso a acqua; se appoggiamo un grosso peso su questa nostra rappresentazione dello spazio-tempo, questo sprofonderà un po&#8217; nel materasso perché la sua massa incurva il tessuto; tanto più il peso è grande, tanto più il materasso si deformerà localmente.</p>
<p>Allo stesso modo, una stella o un pianeta con la loro massa incurvano il tessuto dello spazio tempo intorno a loro, creando una sorta di &#8220;pozzo&#8221;. Se mettiamo una pallina da ping-pong pong sul bordo di questa curvatura del nostro materasso, la pallina cadrà verso il peso, all&#8217;interno del pozzo. La causa di questa caduta è la gravità! Einstein ha capito che la gravità non è l&#8217;effetto della curvatura dello spazio-tempo ma è la curvatura dello spazio tempo stessa!</p>
<p><strong>ENTRANO IN SCENA LE ONDE</strong><br />
Cosa succede se una massa si muove nello spazio? Mentre si sposta nel tessuto dello spazio-tempo, la massa lo incurva costantemente e questa curvatura si sposta con lei in modo analogo a una nave che muove l&#8217;acqua a prua comprimendola e la disloca a poppa espandendola. Ogni evento e corpo nel cosmo, dal più infinitesimo al più violento genera onde gravitazionali di questo tipo proprio come ogni sasso, dal granello di sabbia al macigno, genera onde se lanciato in uno specchio d&#8217;acqua.</p>
<p>In questo caso l&#8217;evento più enorme che possiamo immaginare crea onde incredibilmente piccole, molto più piccole della dimensione di un atomo e per questo l&#8217;annuncio fatto ieri dagli scienziati segna anche una grande conquista tecnologica.</p>
<p>Insomma, le onde gravitazionali sono le increspature dello spazio-tempo, la voce stessa dell&#8217;universo.</p>
<p><strong>PERCHÈ SONO IMPORTANTI E C&#8217;È COSÌ TANTO CLAMORE?</strong><br />
Einstein, con la sua legge della relatività generale che opera nell&#8217;universo su grande scala (l&#8217;universo inteso come un tutto), ci ha spiegato in modo dettagliato la gravità.</p>
<p>Nei decenni successivi alla sua opera di genio, si sviluppò un&#8217;altra grande conquista del pensiero scientifico: la fisica quantistica. Al contrario delle teorie di Einstein, la fisica quantistica opera a livello subatomico nel tentativo di comprendere e normare le forze fondamentali che guidano l&#8217;universo su piccolissima scala: la forza nucleare forte, quella debole e l&#8217;elettromagnetismo.</p>
<p>La quarta forza, la più debole di tutte e cioè la gravità ha trovato nella fisica quantistica forme teoriche che non &#8220;quadrano&#8221; con la teoria della relatività generale (inutile stare qui a discutere nei dettagli in cosa e perché) e così la teoria di Einstein e la meccanica quantistica &#8211; entrambe copiosamente supportate da evidenze scientifiche &#8211; non sono mai state conciliate, lasciandoci senza una teoria unificata in grado di spiegare le regole fondamentali dell&#8217;universo.</p>
<p>La chiave di questa possibile conciliazione risiede proprio nella gravità, nell&#8217;elemento della discordia. Come? Qui viene il fascino delle possibilità che si aprono in futuro!</p>
<p>Procediamo per analogia (molto imprecisa). Quando parliamo noi agitiamo l&#8217;aria, facendone vibrare le particelle. Questa vibrazione sposta in modo ondulatorio &#8220;l&#8217;energia della nostra voce&#8221; attraverso un mezzo (l&#8217;aria) fino a colpire il timpano del nostro orecchio che inizierà anch&#8217;esso a vibrare traducendo queste onde nei suoni che udiamo.</p>
<p>Il suono però non colpisce solo il nostro timpano ma anche qualsiasi corpo si trovi sul suo cammino, compresi i muri di una stanza o il tronco di un albero se chi ci parla lo fa durante una passeggiata nel bosco.</p>
<p>Se avessimo uno strumento così preciso e potente da poter osservare le vibrazioni della corteccia di un albero che ci sta accanto potremmo ricostruire il suono di una voce distante magari 1km ( e siccome il suono viaggia a 300m/s potrei anche dire che potremmo ascoltare la voce di tre secondi fa!) pur non essendo in grado di udirla direttamente con il nostro orecchio.</p>
<p>Come il suono si propaga eccitando i materiali che incontra, così le onde gravitazionali secondo la teoria di Einstein si propagano eccitando particelle speciali (i gravitoni) e secondo la teoria quantistica lungo &#8220;stringhe&#8221; (le entità fondamentali dell&#8217;universo che si manifestano talora come spazio, talora come tempo, talora come radiazione, ecc. Nel film Interstellar vediamo il protagonista interagire con la gravità pizzicando letteralmente delle stringhe, delle &#8220;corde&#8221; di spazio-tempo).</p>
<p>Potendo &#8220;ascoltare&#8221; direttamente le onde gravitazionali, potremmo ricostruire la natura di fenomeni del tutto invisibili a livello elettromagnetico proprio come potremmo ascoltare una voce a un km di distanza (tre secondi fa) spingendoci ad ascoltare onde prodotte una frazione infinitesima di secondo dopo il big bang (miliardi di anni fa).</p>
<p>Analizzando la forma di queste onde, come interagiscono tra loro e quanto si sono sopite potremmo ricostruire esattamente i fenomeni che le hanno generate proprio come intuitivamente vedendo tre onde concentriche che si propagano sulla superficie di uno stagno ognuno di noi è in grado di ricostruire che tre sassi vi sono stati lanciati, pur non potendo più vederli. Ma potremo forse fare molto di più!</p>
<p>C&#8217;è stato un momento dopo il big bang nel quale la materia e la radiazione non si erano ancora separati e quindi tutto era opaco, silente, elettromagneticamente buio. Soprattutto, la dimensione di tutto era infinitesima al punto che anche la gravità (che come sappiamo opera su scala enorme) agiva alla scala delle forze della meccanica quantistica, rendendo forse più evidente la relazione con queste.</p>
<p>Osservando le onde gravitazionali primordiali di quei primi istanti di vita del cosmo forse avremo la chiave per comprendere come la gravità si relaziona con le altre forze e arrivare finalmente a una teoria unificata del tutto.</p>
</div>
<div id="floating-share-button">
<div class="">
<div class="dropdown-wrapper js-dropdown">
<div class="tooltip-wrapper"><button class="button-primary-large-round button-share tooltip-trigger js-dropdown-trigger"><span class="text text-default ">Share</span><span class="accessible-text">Share Onde gravitazionali pane e burro</span></button></div>
</div>
</div>
</div>
<div class="article-content-footer"></div>
<div id="cb-review-container"  class="cb-review-box cb-both clearfix"><div id="cb-review-title" itemprop="itemReviewed" class="entry-title">Onde gravitazionali pane e burro</div><div class="cb-summary"><div id="cb-conclusion">In conclusione, di questo articolo pensate che</div></div><div class="cb-bar"><span class="cb-criteria">Completezza</span><span class="cb-criteria-score">100%</span><span class="cb-overlay"><span class="cb-zero-trigger" style="width:100%"></span></span></div><div class="cb-bar"><span class="cb-criteria">Chiarezza</span><span class="cb-criteria-score">100%</span><span class="cb-overlay"><span class="cb-zero-trigger" style="width:100%"></span></span></div><div class="cb-bar"><span class="cb-criteria">Lunghezza</span><span class="cb-criteria-score">91%</span><span class="cb-overlay"><span class="cb-zero-trigger" style="width:91%"></span></span></div><div class="cb-bar"><span class="cb-criteria">Piacevolezza</span><span class="cb-criteria-score">100%</span><span class="cb-overlay"><span class="cb-zero-trigger" style="width:100%"></span></span></div><div class="cb-pros-cons cb-pros-list"><div class="cb-title">Ci piace</div><ul><li>La chiarezza</li><li>La completezza</li><li>Lo stile</li></ul></div><time class="cb-hide" datetime="2016-11-30">2016-11-30</time><div class="cb-score-box clearfix" itemprop="reviewRating" itemscope itemtype="http://schema.org/Rating"><meta itemprop="worstRating" content="0"><meta itemprop="bestRating" content="100"><span class="score" itemprop="ratingValue">98<span class="h2">%</span></span><span class="score-title">Gradimento complessivo</span></div><div class="cb-bar cb-user-rating"><div id="cb-vote" class="bg percentage" data-cb-tip="You have already rated"  data-cb-nonce="324409e248"><span class="cb-criteria" data-cb-text="Leave rating">Voti lettori: (<span>0</span> Voti)</span><div class="cb-criteria-score cb-average-score">0%</div><span class="cb-overlay"><span style="width:0%"></span></span></div></div></div><!-- /cb-review-box --><p>L'articolo <a href="https://www.marcofanciulli.it/2016/11/30/onde-gravitazionali-pane-e-burro/">Onde gravitazionali pane e burro</a> proviene da <a href="https://www.marcofanciulli.it">The nice place magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.marcofanciulli.it/2016/11/30/onde-gravitazionali-pane-e-burro/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
